Loading...
Chi Sono

Sono nato a Bergamo il 09-01-1951; dopo gli studi liceali, ho frequentato i corsi del Politecnico di Milano dove mi sono laureato in ingegneria civile nel 1973; nel 1987 ho sposato Giuliana, l’unica donna che pur in modo imperfetto e carente, credo di avere mai amato,  al di là degli abbagli, illusioni o autoillusioni in cui sono incorso nel mio procedere; abbiamo avuto due figli: Tommaso nel 1989 e Sofia nel 1992, che sono la nostra più grande ricchezza.

Ho esercitato la professione di ingegnere principalmente nel campo delle strutture per l’edilizia civile, dedicando all’ esercizio dell’arte rappresentativa una parte significativa delle mie risorse,  mosso dal bisogno fondamentale di vivere una dimensione di libertà spirituale  nella esigenza di superamento dei limiti dettati dalla normalità e dalla contemporaneità, rimanendo defilato dalle manifestazioni ufficiali, ritenendo il rapporto esistere-tempo-spazio-natura, tradotto in pittura, un fatto essenzialmente interiore e personale.

La mia attività pittorica, certamente superata dalle mode e dalle tendenze attuali, è innanzitutto una necessità divenuta consuetudine di vita, non condizionata dai clamori, dalle ufficialità, dal mondo un po’ artefatto delle critiche, nella fortuna di non dover dipendere economicamente da questa attività e libero di conseguenza dal dover conseguire dei consensi. Forte di questa condizione, in questi anni ho lavorato secondo le mie più intime inclinazioni, spinto dalla esigenza, divenuta necessità, di annotare e appropriarmi attraverso i segni e i colori degli scenari del creato e della vita; del resto l’uomo delle caverne ha maturato una simile necessità rappresentando le scene di caccia e gli ambiti della sua esistenza sulle pareti rocciose delle sue dimore.

Da un punto di vista pittorico ho frequentato lo studio del pittore Francesco Coter fin dagli anni universitari, dove ho appreso i principi dell’arte figurativa; ho conosciuto in quei tempi i pittori Bergamaschi Ernesto Quarti Marchiò e Sandro Pinetti, che avevano frequentato i corsi della Accademia Carrara sotto la guida di Ponziano Loverini; ho conosciuto e frequentato il pittore contemporaneo e insigne professore di figura presso la Accademia di Belle Arti di Bologna, Giuseppe Milesi. La frequentazione di Francesco Coter non si è esaurita nell’ambito pittorico, ma ha ricompreso aspetti culturali comuni che hanno consolidato una amicizia profonda, consacrata alla poesia, alla letteratura ed alla musica principalmente del mondo romantico tedesco.

La mia espressione figurativa per molti anni si è attuata attraverso una pittura essenzialmente di paesaggio, eseguita “plein air”, con zaino e cavalletto in spalla; i  dipinti di paesaggi montani, marini o lacustri, dove le gamme dei blu e degli azzurri (i colori dei malinconici) sono prevalenti, costituiscono un diario fatto di parole non dette e di frasi non scritte, che parlano con segni ed accostamenti cromatici di lontananza, di solitudine, di nostalgia delle origini, sentimenti di tutti noi nel mistero comune della vicenda umana dibattuta tra le tribolazioni terrene e l’ansia di superamento, costretti e imprigionati dal tempo e dallo spazio ma anelanti, ognuno a proprio modo, di collocarci altrove, nell’ ambito nascosto e avvolgente di ciò che lontanamente percepiamo, l’Essere, immuni dalle costrizioni  della necessità.

Nei più recenti anni il mio interesse si è ampliato verso il ritratto; le più avanzate fasi della vita, con le disillusioni che hanno comportato, mi hanno condotto a prediligere nella pittura di paesaggio, alle atmosfere accattivanti e un pò “stucchevoli” di un tempo, la fisicità delle cose interpretata descrivendo l’effetto interiore delle impressioni che esse suscitano, piuttosto che le sensazioni immediate.

Il tempo si sta facendo breve ed io vorrei ricominciare un’altra volta a vivere, non per la vita in sè ma per poter amare con più profondità e consapevolezza, per dipingere con più libertà, per inoltrarmi verso orizzonti più lontani rispetto a quelli che ho conseguito finora, ed avvicinarmi, sperimentare, appropriarmi anche solo un poco della “Verità nascosta” dalla quale siamo permeati.